Come addormentare un neonato

È giusto subito mettere in chiaro che non esiste un metodo infallibile per fare addormentare qualsiasi neonato perché ognuno di loro è diverso a suo modo, e alcuni metodi che possono funzionare con alcuni con altri possono addirittura sortire l’effetto contrario.

Tuttavia, vale la pena comunque provare diversi sistemi per far fronte a questa evenienza che può diventare una problematica non da sottovalutare se la mancanza di sonno comincia ad avere una sua costanza e non si riesce a far dormire il neonato quanto dovrebbe.

Cominciamo subito col dire che sarebbe buona cosa variare il più possibile il metodo applicato tra quelli che vedremo a breve, in quanto ci sarà più facile capire quale di questi risulta essere il più efficace e quello che lui trova di maggior gradimento, ma soprattutto è necessario che non si affezioni troppo ad uno di essi tanto da percepire che esiste solo un unico modo per addormentarsi, abbinando poi in futuro soltanto un sistema per farlo, non riuscendo mai ad addormentarsi con differenti metodi.

Prima di procedere con la spiegazione dei vari metodi da applicare, è necessario saperne di più sul perché il neonato, in genere, ha difficoltà ad addormentarsi e come questo avviene.

Ebbene, basti pensare che si viene a trovarsi in una situazione del tutto nuova e fuori da quello a cui era abituato a conoscere.

Ovvero, nessuna luce attenuata, nessun calore e contenimento che ritrovava nell’utero e nemmeno il dondolio che si veniva a creare dato che la madre si muoveva.

È dunque plausibile che possa essere nervoso e non ritrovare più quella serenità che gli permetta di addormentarsi e di sentirsi al sicuro com’era un tempo, in quanto, per l’appunto, vengono a mancare tutti quelli elementi che ritrovava nell’utero di sua madre e che lo tranquillizzavano, creando una zona di comfort a lui tanto gradita.

Il sistema che racchiude un po’ tutti i metodi che andremo ad analizzare, racchiude un po’ questo concetto, ovvero la possibilità di ricreare con la maggior attinenza possibile quello che era l’ambiente e le condizioni che il neonato viveva prima di venire al mondo, e che una volta perso, almeno dopo i primi mesi, lo porta ad innervosirsi, a spaventarsi e dunque a non riuscire ad addormentarsi quando vorrebbe e dovrebbe.

Per cominciare, è una buona idea ricreare fisicamente la situazione che il neonato viveva prima di nascere.

Difatti, grazie all’utilizzo di vere e proprie fasciature che ovviamente non devono essere troppo rigide o strette, sarà possibile ricreare quello che di fatto era una fasciatura seppur più larga fatta dalle pareti uterine che tenevano il neonato in un ambiente piuttosto raccolto e lo facevano sentire protetto.

Se applicata bene, il bambino non avrà alcuna difficoltà psicomotoria e riuscirà ad attutire meglio l’impatto e il fastidio creato dal mondo esterno rispetto a dove si trovava.

Più che un metodo efficace, questo è solo di preparazione a migliore l’efficienza di quelli successivi. Difatti, è utile cominciare con la fasciatura, ma nella maggior parte dei casi, da sola è praticamente inutile.

Per quanto possa sembrare banale, i neonati funzionano come tutti gli essere umani.

Per rilassarsi a tal punto di dormire, deve stare beato e comodo.

Un errore che spesso si fa, soprattutto agli inizi, è sottovalutare questo aspetto, in quanto si dà per scontato che sia ininfluente o che sia meno importante di altri.

Invece no, per esperienza personale vi dico che è una delle prime cose da fare, ovvero capire come sta più comodo il nostro bambino e posizionarlo di conseguenza.
Appurato ciò, è giusto sapere che il neonato va sdraiato di fianco o supino.

In quest’ultima posizione è necessario sapere che bisogna adagiarne prima i piedini e poi il resto del corpo, perché se si dovesse ritrovare la testa in una posizione più bassa del corpicino, il bambino inevitabilmente si sveglierà, in seguito ad un trasalimento (il cosiddetto riflesso di Moro).

Più in generale, è giusto sapere che la posizione che arreca meno problemi e fastidi è quella di fianco, ma la più ottimale è quando viene sdraiato a pancia in su.

Tuttavia, quest’ultima non è molto semplice, in quanto il neonato spesso e volentieri la trova fastidiosa e si sveglia.

Dunque, è giusto trovare un equilibrio tra le due posizioni, o fare in modo che dorma a pancia in giù (posizione che più gli piace) ma con la nostra supervisione, così che come si addormenta, lo rimettiamo a pancia in su, facendo molta attenzione a non svegliarlo, e agendo con estrema delicatezza.

Un altro metodo è quello di cullarlo ritmicamente, richiamando quelle che sono le sensazioni che percepiva nell’utero della madre.

Basta posizionarlo in culla, costruita appositamente, e agire con delicatezza per ricreare quella sensazione che viveva nella pancia della mamma.

Molto più utile e intuitivo e prenderlo in braccio e posizionare le braccia in maniera tale da formare una specie di conca dove farlo ondeggiare fino a quando non si addormenta.

Personalmente, ritengo sia il metodo miglior in assoluto, in quanto il neonato percepirà il calore e l’affetto della madre, avendo anche la possibilità di sentirsi cullato come se fosse nell’utero, riscontrando il movimento ondulatorio che tanto gli piace, e che gli dà quel senso di rilassamento che difficilmente ritroverà attraverso altri metodi

Come abbiamo visto, ci sono diversi sistemi per far addormentare un neonato, ma in linea di massima è l’insieme di questi che poi porta ad un risultato concreto.

A quelli già visti si può aggiungere il far sentire un suono a lui congeniale e familiare, oppure dargli la possibilità di succhiare qualcosa che in linea generale ha sempre un suo seguito.

Ma da madre dei miei figli, sento di dirvi che ogni bambino ha bisogno dell’affetto e del calore dei genitori, e soprattutto della madre, per sentirsi al sicuro e addormentarsi.

Quindi, meglio di qualsiasi metodo è quello di fare il possibile per far percepire al nostro figlio l’amore che abbiamo per lui, e ogni madre non ha bisogno di certo di imparare come si fa, perchè ce l’ha dentro, sa come fare per far sentire il proprio figlio amato e protetto.

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